Quando le vagine si raccontano

Sono ormai dieci anni che chiedo alle donne di scrivere. Dieci anni di lettura appassionata di testi autobiografici. Nonostante questo quando leggo ancora mi stupisco e mi commuovo.
Emozioni negate, trattenute fra le cosce, liberate con la parola, vissute nel corpo: questo è il mondo che ho avuto e ho l’onore di contemplare a1012523_222467254578992_134358301_nttraverso la medicina narrativa.
Quando le vagine si raccontano è d’obbligo il silenzio. Non hanno mezzi termini le vagine, non girano intorno alle cose. Quando le vagine di raccontano parlano direttamente al cuore,e dopo averle ascoltate, ti senti diverso. Il mistero svelato apre la mente alla conoscenza profonda. E non puoi più essere come prima. Non puoi più essere distaccato. Quando le vagine si raccontano la scienza si inchina alla Vita, e ascolta.

Miscellanea
Quella che segue è una miscellanea di testi, creata scegliendo le frasi a più forte impatto emotivo, da brani diversi, testi scritti dalle donne durante i miei corsi e gelosamente conservati nel mio archivio.
Ho voluto creare un unico rappresentativo testo per trasmettere a Voi la voce delle tante donne incontrate in questi anni.
“C’è un’immagine di una bambina che mi accompagna, col ciuccio in bocca e la manina fra le cosce…lo sguardo sereno immortalato nella foto… tutto doveva ancora avvenire… sono diventata grande senza accorgermene perché chi mi stava intorno “essere grande” era. La mia pancia, luogo di violenze subite, dell’amore preso, dell’amore dato, e di quello negato. Ho dovuto rischiare la vita per scoprire che avevo la forza, che ho la forza. Ti dono questo scritto perché tutte le donne abusate che hanno dovuto andare contro loro stesse per il benessere di qualcun altro sappiano che una via c’è. Sempre. “
“La prima volta che ho fatto l’amore ho avuto un dolore grande, come una ferita, un taglio.. ma non volevo perderlo e ho consentito che lui entrasse anche se a me ha fatto male..e poi se n’è andato perché era l’ultimo dell’anno e doveva raggiungere gli amici. E mi pareva pure di essere felice!! Come se avessi dovuto farlo per forza, fare una cosa terrorizzante che quando l’hai fatta pensi -ok è andata- “
“Cara vagina so che hai paura. La paura di una bimba…sei eccitata…vuoi essere calmata…da un pene …o dall’abbraccio di una mamma?”
“Mi vien da dire di essere ancora neonata in un corpo di donna e nella curiostà dell’adolescente. “
“Incontinenza da sforzo già a 10 anni fino a quando, nell’adolescenza , ho scoperto mia madre col suo amante e lì sono iniziate le cistiti. Ero la causa della rottura delle mia famiglia. Mio padre piangeva, mia madre presa a dare giustificazioni e io, sola. Con tante domande, tante paure. Mi sono sentita una puttana ogni volta che facevo l’amore per molti anni. Poi ho trovato un ragazzo, per lui ho perso la testa. Apparentemente mi appagava ma le cistiti si facevano più frequenti, emorragiche. La penetrazione dolorosa. Ricordo che una notte mi alzai con dolori e lui non si mosse dal letto. Andai in pronto soccorso da sola. Di lì a poco lui mi lasciò ma non le cistiti. Dopo una settimana Dio mise sulla mia strada una creatura meravigliosa. Io ero triste, arrabbiata col mondo e quel ragazzo mi ha dato una mano. Dopo pochi mesi le cistiti sono passate come i dolori alla penetrazione.”

“ Mia madre mi ama da subito, non le ho fatto molto male nascendo, mio padre mi amerà…voleva un figlio maschio, ma io ho una vagina, sono femmina. A casa sento rabbia da piccola, sofferenza di una madre che però si chiude in bagno con me, mi insegna ad essere donna, ad amare il mio perineo. Ma la rabbia, la paura, mi congelano. Arrivano le mestruazioni che non voglio, ma sempre la mamma mi aiuta ad accettare, mi fa capire che sono un bene prezioso, che si devono rispettare.”

“Il sesso da mia madre è sempre stato detto come sporco, schifoso. Da grande ho scoperto che lei è sempre stata abusata da mio padre. All’asilo provavo piacere stando in bilico sul davanzale, sentivo il piacere sessuale stando nel vuoto, sospesa sul balcone, quasi cadendo. Una volta le suore lo hanno scoperto e mi hanno fatta vergognare.”

“Mio cugino mi disse “Se mi fai vedere sotto le mutandine ti faccio giocare 50 partite a cany crash”.
A me iniziarono a crescere i peli sulle ascelle e sul pube , la mamma si preoccupò e mi portò dal medico. Pensavano diventassi “donna” (come dicevano loro) troppo presto. Ero in quinta elementare e iniziarono a portami da medici per sapere se ero una donna “precoce”. Ricordo che il papà restò fuori e in quella stanza bianca restò solo la mamma. Questi uomini con il camice bianco mi misero sdraiata io paralizzata, mi abbassarono le mutandine per guardare i miei peli. Cosa avevano di strano i miei peli?? Loro uomini potevano guardarmi ma io non potevo lavarmi con mio papà o fare la pipì con mio cugino???”.

Inizia con amarezza e finisce con un sorriso questa miscellanea. Quanti sguardi di bambine in queste parole di donna, quante emozioni antiche.
Ognuna di queste donne ha narrato frammenti di sé che sono la chiave di volta per la comprensione dei suoi stessi disturbi.
Narrandosi indirizzano anche il percorso di cura, narrandosi si svelano a se stesse e al terapeuta che le prende in carico.
Ma molto di più narrandosi aprono una nuova porta sulla comprensione della malattia.